Una lettura pedagogica per genitori di bambini tra i 3 e gli 8 anni
“Non mi ascolta.”
È una delle frasi che sento più spesso nei colloqui con i genitori. Viene detta con stanchezza, a volte con rabbia, spesso con un senso di impotenza che pesa addosso più del comportamento del bambino stesso.
Ma se proviamo a fermarci un momento, scopriamo una verità scomoda ma fondamentale: nella maggior parte dei casi, il problema non è che tuo figlio non ascolta.
Il problema è che sta comunicando qualcosa che noi, come adulti, facciamo fatica a leggere.
Questo articolo nasce per fare ordine. Non per dare “trucchi” rapidi, ma per aiutarti a cambiare sguardo, perché quando cambia lo sguardo, cambia anche il modo in cui tuo figlio risponde.
Cosa intendiamo davvero quando diciamo “non mi ascolta”
Di solito questa frase raccoglie molte situazioni diverse:
⦁ Ripeti una richiesta dieci volte e tuo figlio sembra ignorarti
⦁ Dice “no” in modo automatico
⦁ Continua a fare l’opposto di ciò che chiedi
⦁ Scoppia una crisi proprio quando dai un’indicazione
⦁ Sembra “provocarti” o sfidarti
Ma qui c’è il primo passaggio importante: l’ascolto non è un comportamento isolato. È una competenza che si costruisce nel tempo, dentro una relazione.
Un bambino non ascolta perché vuole, ma perché può. E può farlo solo se alcune condizioni di base sono presenti.
Tra i 3 e gli 8 anni: cosa è realistico aspettarsi
Spesso pretendiamo ascolto come se fosse un interruttore: acceso o spento. In realtà, tra i 3 e gli 8 anni il cervello del bambino è ancora in piena costruzione.
Alcuni punti chiave da tenere a mente:
⦁ Il controllo degli impulsi è immaturo
⦁ La capacità di interrompere un’attività piacevole è limitata
⦁ L’emozione arriva prima del pensiero
⦁ La frustrazione può “spegnere” l’ascolto
⦁ La relazione con l’adulto influenza più della regola in sé
Questo significa che non è disobbedienza, ma immaturità neuro-emotiva. E trattarla come disobbedienza produce solo più opposizione.
Perché tuo figlio “non ascolta” (le cause più frequenti)
È emotivamente sovraccarico
Un bambino stanco, affamato, frustrato o agitato non può ascoltare, anche se vorrebbe. L’emozione prende il comando e il cervello razionale va in secondo piano.
Si sente poco visto prima di essere guidato
Molti bambini “spengono l’ascolto” quando percepiscono solo richieste, correzioni, comandi. L’ascolto nasce dalla connessione, non dalla pressione.
Riceve troppe parole
Spiegazioni lunghe, prediche, richiami continui: per un bambino piccolo sono rumore di fondo.
Vive l’indicazione come una perdita di controllo
Tra i 3 e i 6 anni, il bisogno di autonomia è fortissimo. Se ogni richiesta viene vissuta come imposizione, l’opposizione diventa una forma di difesa.
Ha imparato che il “no” è l’unico modo per farsi sentire
Se il bambino sente che viene ascoltato solo quando alza la voce, protesta o si oppone, userà quello strumento.
L’errore più comune: confondere ascolto e obbedienza
“Ascoltare” non significa “fare subito quello che dici”. Un bambino può averti ascoltato e comunque non essere pronto a fare ciò che chiedi. Questo non invalida l’ascolto, ma ci parla del suo stato interno.
Quando chiediamo obbedienza immediata:
⦁ alziamo il livello di conflitto
⦁ trasformiamo la relazione in un campo di battaglia
⦁ perdiamo autorevolezza nel lungo periodo
L’autorevolezza non nasce dal controllo, ma dalla sicurezza emotiva.
Cosa fare, concretamente, per favorire l’ascolto
Prima la connessione, poi la richiesta
Abbassati, guarda tuo figlio, chiamalo per nome, tocca una spalla se serve. Un bambino ascolta meglio quando si sente incontrato, non comandato.
Meno parole, più chiarezza
Una richiesta alla volta. Frasi brevi. Linguaggio concreto. Non spiegare tutto prima. Spesso basta guidare.
Riconosci l’emozione senza cedere sul limite
“Vedo che non hai voglia di smettere. È difficile. Ora però si va.” Accogliere non significa rinunciare al confine.
Anticipa, non intervenire sempre a caldo
Avvisare prima di un cambio di attività riduce drasticamente l’opposizione. Il cervello del bambino ha bisogno di preparazione, non di sorpresa.
Cura il clima relazionale quotidiano
Un bambino che vive una relazione fatta solo di richiami farà più fatica ad ascoltare. L’ascolto cresce dove c’è equilibrio tra guida, gioco, presenza e limite.
Quando il problema non è tuo figlio, ma la stanchezza adulta
A volte la frase “non mi ascolta” nasconde un dolore più profondo: la fatica di sentirsi soli nel ruolo educativo. Essere costantemente in allerta, ripetere, correggere, contenere… logora. E quando l’adulto è esausto, anche la comunicazione più semplice diventa conflitto. Prendersi cura del proprio equilibrio non è un lusso.
È una responsabilità educativa.
In conclusione
Se tuo figlio “non ti ascolta”, non sei davanti a un bambino sbagliato. Sei davanti a un bambino in difficoltà, che ha bisogno di essere guidato, non forzato.
L’ascolto non si impone. Si costruisce, giorno dopo giorno, dentro una relazione che tiene insieme:
⦁ emozioni
⦁ limiti
⦁ presenza adulta
⦁ fiducia
E questo è un percorso. Non una formula magica.
Se leggendo ti sei sentita/o compresa/o, ma allo stesso tempo hai pensato “Sì, lo capisco… ma poi nella vita vera faccio fatica”, sappi che è esattamente lì che il lavoro educativo comincia.
Non perché manchino le informazioni, ma perché tenere insieme emozioni, limiti e relazione quando si è stanchi non è semplice. E non si impara da soli, né una volta per tutte.
Nel mio lavoro accompagno i genitori proprio in questo passaggio: dal capire cosa sarebbe giusto fare al riuscire a farlo nel proprio contesto, con il proprio bambino, con la propria storia.
Se senti che è il momento di non essere più sola/o in questo percorso, possiamo fare ordine insieme.
Se vuoi continuare questo viaggio educativo con consapevolezza e strumenti concreti, seguimi per non perdere i prossimi consigli: educare è un viaggio, facciamolo insieme.
Katty Ciarallo, Pedagogista


Articolo che parla di una difficoltà reale nella quale mi ci sono ritrovata: quando un figlio non ascolta ci si sente stanchi e frustrati. Leggerlo mi ha aiutata a fermarmi e a guardare oltre il comportamento, con un po’ più di comprensione. Grazie.